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DURATA: 5 giorni (dal 26 al 30 novembre 2008)

 

PARTECIPANTI: 35

 

METE E INCONTRI PIU' SUGGESTIVI:

ISTANBUL – ADANA Trasferimento
ANTIOCHIA Grotta di San Pietro. Incontro con p. Domenico Bertogli
TARSO Chiesa di San Paolo. Incontro con suor Maria
ISTANBUL Incontro con il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I
ISTANBUL Chiesa di San Salvatore in Chora  
       

Il viaggio ha permesso ad esponenti dei media e del clero la conoscenza di una parte dell'itinerario in Turchia proposto ai pellegrini durante l'Anno Paolino. Per Brevivet l'obiettivo prioritario è stato l'incontro con le piccole e grandi comunità ecclesiali presenti in uno Stato laico nel quale è ancora difficile il libero esercizio di culto per i cristiani nei luoghi della fede. Accanto alle testimonianze vissute, la presenza del Cristianesimo si è rivelata nella ricchezza del patrimonio culturale ed artistico anatolico che è stato colto soprattutto nella visita dell'ex monastero di San Salvatore in Chora ad Istanbul.

 

La prima esperienza significativa è stata vissuta ad Antiochia sull'Oronte, nel luogo dove “per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani” (Atti 11,26). Dopo un momento di preghiera all'interno della grotta dedicata a San Pietro che la tradizione vuole luogo d'incontro della prima comunità cristiana, il gruppo ha incontrato il parroco della chiesa cattolica padre Domenico Bertogli, cappuccino che dal 1966 vive in Turchia. “I pellegrinaggi rappresentano una linfa vitale per la nostra minoranza” ha sottolineato il padre “e i pellegrini non solo scoprono, ma ritrovano la propria identità per vivere il presente in modo diverso”. L'accorato appello a non essere dimenticati può essere riassunto in un breve pensiero tratto da un suo recente scritto: “questa città un tempo crocevia di culture e di popoli, situata sul passaggio millenario di un'infinita corrente di carovane, di commercianti e di nullafacenti, di intellettuali e di santi, di pellegrini e di soldati, di crociati e di greggi, un tempo centro culturale e religioso, commerciale e militare, ora è apparentemente alla periferia del mondo. Eppure questa vecchia cittadina, segnalata all'Unesco come esempio di convivenza pacifica e di dialogo tra religioni e culture diverse, ha ancora qualcosa da raccontarci”.

 

Il terzo giorno a Tarso, dopo la celebrazione della Santa Messa nella chiesa dedicata all'Apostolo delle Genti che lo Stato considera e gestisce come museo, si è realizzato in un clima cordiale ed emotivamente partecipato l'incontro con le tre suore Figlie della Chiesa, custodi di questo luogo. “Siamo qui con gioia perchè amiamo questa terra” ha detto suor Maria “A Tarso c'è l'eucarestia perchè ci sono le Figlie della Chiesa. La nostra missione è quella del seme che cade in terra e produce frutto”.

 

Sabato 29 novembre, alla vigilia della solennità in onore del patrono Sant'Andrea, il gruppo ha partecipato ai vespri presieduti da Bartolomeo I nella cattedrale greco ortodossa di Istanbul. Dopo avere impartito la benedizione, il Patriarca di Costantinopoli si è rivolto in lingua italiana alla delegazione con le seguenti parole: “Sua Santità il Papa ha dedicato l'anno dal giugno 2008 al giugno 2009 alla figura del grande apostolo San Paolo. Io ero a Roma quando è stato proclamato l'Anno Paolino. (…) Vi auguriamo un felice soggiorno, un pellegrinaggio benedetto con molti frutti spirituali”.

 

Il viaggio di studio è stato anche occasione per potere ammirare veri e propri capolavori dell'arte e dell'architettura universale, tra i quali spiccano a nostro avviso gli affreschi ed i mosaici di epoca medievale del monastero di San Salvatore in Chora. Il suo nome deriva dalla parola greca “CHORA” che significa della campagna, del villaggio che si trova al di là delle mura. La chiesa infatti apparteneva ad un monastero che si trovava fuori dalle mura di Costantinopoli, attuale Istanbul. Fu costruita per volontà dell'imperatore Teodosio e superò calamità naturali e alterne vicende storiche. Fu completamente restaurata nel XIII-XIV secolo, sotto l'impero di Andronico II Paleologo, ed arricchita da affreschi e mosaici. In particolare fu la cultura del poeta e pensatore Teodoro Melchita a dettare le modalità di realizzazione della decorazione. Il risultato fu pregevole sotto differenti punti di vista: dalla tecnica di lavoro scelta che, privilegiando tessere mosaicali piccole ha determinato sfumature ardite, alla scelta iconografica, vera e propria biblia pauperum che attraverso un ciclo narrativo coinvolge il fedele.

 

Numerosi poi gli incontri con la gente che, nella semplicità del proprio vivere e nel rigore culturale e religioso, riesce ancora oggi a stupire ed affascinare il pellegrino.

 
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s.f. 2009