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DURATA: 5 giorni (dal 23 al 27 febbraio 2010)

 

PARTECIPANTI: giornalisti, sacerdoti, corrispondenti dal mondo, staff

 

METE E INCONTRI:

BEIRUT Trasferimento
HARISSA Santuario della Madonna di Harissa
Incontro con il Nunzio, S.E. mons. Gabriele Gaggia
Incontro con il Patriarca, S.B. Paul Yossef Matar
CONVENTION
cena con l'Ambasciatore, S.E. Gabriele Checchia
BAALBECK e ANJAR Visita dei siti archeologici
BYBLOS Visita della cittadella
Incontro con il Vescovo, S.E. Mons. Beshara Rai
BEIRUT Visita della città e del Museo Nazionale  
       

Dalla comunicazione del presidente, comm. Giovanni Sesana

 

“Nel Paese “dagli odorosi effluvi di molti alberi”, così lo definisce la Bibbia, il pellegrino può ripercorrere antichi sentieri da sempre considerati vie della fede e raccontati dalla storia universale, dalla letteratura di ogni epoca e dalla leggenda senza tempo.

 

Il più suggestivo poeta libanese, Gibran, non immotivatamente affermava “se il Libano non fosse il mio paese, lo sceglierei comunque come il luogo per trascorrervi la mia vita!”. “Non sono ne un artista ne un poeta – diceva – ma ho trascorso la mia vita scrivendo e dipingendo” e più volte le sue parole hanno immortalato le bellezze del Libano come la valle dei Cedri, ambiente legato alla sua infanzia e ai suoi affetti più cari e ora emblema di una nazione, e hanno descritto la profonda spiritualità manifesta in molteplici professioni di fede nell'unico Dio. Ancora Gibran nelle sue meditazioni ci racconta di questa terra come di un luogo santo dove tutto invita alla preghiera e al dialogo con Dio: “volete conoscere Dio – scrive – non siate per questo dei solutori di enigmi. Guardatevi intorno (…) lo vedrete sorridere nei fiori, poi levarsi e agitare le Sue mani negli alberi”.

 

Il Libano è una terra benedetta e ricca che l'uomo ha sempre desiderato e ricercato, la sua storia infatti parla di grandi imperi del mare come quello dei Fenici e di lotte per il predominio e la conquista come per i crociati e per i musulmani, racconta di guerre e di persecuzioni ma anche di serenità e di prosperità, una terra benedetta appunto e martoriata così come è stata e lo è ancora tutta la Terra Santa. Il pellegrino allora che desidera e ricerca la presenza di Dio nei luoghi dai quali tutto è cominciato non può non tralasciare un viaggio in Libano e non può essere fermato da alterne vicende politiche e da periodi di difficoltà o di instabilità. Aspetta, se la situazione non lo permette, e si prepara così come è sempre stato fatto: cambiano le cose, le società si evolvono, ma il sentimento e la tensione legati al bisogno dell'uomo di tornare a Dio non mutano.

 

La cosa bella è che mi scopro amante di questa terra con la stessa intensità provata la prima volta che venni in Libano nel 1993. allora guidavo un gruppo di giornalisti e amici in avanscoperta, con la volontà di creare un programma che potesse rappresentare per le persone che viaggiavano con noi una “esperienza dell'anima”. Oggi anche il proposito non è cambiato: tutto viene dettato dal sentimento prima che dalla ragione. E come nel 1993 mi trovo a condividere con amici, giornalisti e agenti di viaggio, corrispondenti ed illustri personalità invitate, la gioia e le aspirazioni, la passione e i progetti. È curioso perchè sembra di vivere un'esperienza di trasporto in una sorta di magica commistione tra passato, presente e futuro. Il tempo che pretendiamo misurare e che non basta mai si perde, gli anni non contano più e resta solo il sentimento: “ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo e sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi” (Gibran sul tempo)”.

 

Dalla comunicazione del Vicario Apostolico, S.E. Mons. Paul Dahdah

 

"L’idea di stabilire nel Medio Oriente una Chiesa di rito latino risale all’epoca dei Crociati. Quando i Franchi entrarono a Gerusalemme nel 1099, la sede patriarcale era vacante. Per mancanza di tempo non possiamo ricordare tutte le peripezie storiche della presenza latina a Gerusalemme e nel Medio Oriente. Bisogna aspettare sei secoli per vedere una vera chiesa latina ricostruirsi nel Medio oriente. Il 4 novembre 1847 il Papa Pio IX nominò Giuseppe Valerga Patriarca di Gerusalemme. Ma durante tutto questo periodo i fancescani hanno assicurato una presenza continua e benefica nei luogi santi ed in alcuni paesi orientali.

 

Per quanto riguarda il Libano e dopo i Francescani presenti già dal secolo quattordicesimo, incominciano ad arrivare a partire dal secolo diciasettesimo i Cappucini, Carmelitani, Lazzaristi, Gesuiti, etc… come anche altre congregazioni femminili di rito latino. Fino alla fine del mandato francese non c’era ancora un Vicariato Apostolico. Il Delegato Apostolico faceva da Delegato e da Vescovo latino. Dopo la fine del Mandato francese nacque il Vicariato Apostolico di Aleppo che comprendeva anche il Libano fino al 1954.

 

Il Vicariato Apostolico di Beirut dei Latini conta un piccolo numero di fedeli provenienti originariamente dall’Europa, dalla Palestina, come anche alcuni libanesi originariamente di riti orientali.

 

Fino a quest’ora possiamo dire che il numero approssimativo dei fedeli latini non oltrepassa i 15 mila sparsi in tutto il territorio libanese, ma specialmente a Beirut. Ci sono tredici Istituti maschili di vita consacrata, 27 Istituti femminili e quattro Comunità Nuove o Associazioni Internazionali di fedeli.

 

Bisogna ricordare anche che le vocazioni religiose provengono da famiglie appartenenti alle Chiese Orientali Cattoliche sui juris. Ci sono anche quelle che provengono dalle Chiese Cristiane non cattoliche…Le loro opere di apostolato sono aperte a tutte le persone di tutte le religioni e di tutte le confessioni. La testimonianza rimane sempre la forma di evangelizzazione la più profonda e la più incisiva.

 

Quello che auspico sempre è che i cristiani non capovolgano la scala delle priorità: prima di essere latini, maroniti, bizantini, siri, caldei, etcc, siamo prima di tutto cristiani. Il nostro motto deve essere sempre la «Carità nella Verità», secondo il titolo dell’ultima Enciclica del Santo Padre Benedetto XVI".

 
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